Ho letto con molto interesse e con vera soddisfazione questo libro che offre un contributo, come vien detto nel testo, fra tante mistificazioni sull’origine e sulla natura di questa crisi, una lettura unitaria dei diversi argomenti che sono presenti nella questione “crisi economica e finanziaria”.

L’analisi del fenomeno utilizzando criteri interpretativi, strumenti di lettura e connessioni fra vari ambiti delle questioni mi sembrano molto oggettive, condotte con rara maestria; ma non ho una competenza tale da poter dare un giudizio su questa analisi ampia, articolata, documentata sulle questioni che sono connesse alla crisi, direi soprattutto alla crisi finanziaria determinata da una scorrettezza profonda della questione monetaria che gli autori puntualizzano non solo nell’oggi, anche a partire da una serie di osservazioni di carattere storico, critico e culturale molto importanti. Ma anche la lettura degli aspetti monetari della crisi è estremamente stimolante e apre delle prospettive che, se sono tenute presenti fanno comprendere meglio la natura della crisi in cui si dibatte l’economia mondiale.

Il contributo più significativo è quello che individua nel riferimento culturale di fondo, nelle radici culturali ed etiche, il livello più profondo e più radicale per la comprensione della crisi. E’ una crisi antropologica, come è stato sottolineato subito da Benedetto XVI e da altre voci autorevoli del mondo cattolico, come del resto era stato anche anticipato da alcuni documenti del Magistero Sociale della Chiesa, nel passato e nel presente. L’aspetto significativo è che questa vicenda antropologica e culturale l’autore la presenta a partire da una concezione religiosa, e questa è un’intuizione formidabile perché la cultura umana, la cultura di base di un popolo, di una società e di una serie di società, ha indubbiamente una caratterizzazione di tipo religioso.

La cultura umana si caratterizza – è stata una un’intuizione formidabile del documento dell’Assemblea delle Conferenze Episcopali dell’ America latina, del 1974 – secondo due scansioni: una cultura religiosa, aperta al trascendente e una cultura chiusa al trascendente, autosufficiente. Indubbiamente è la crisi della concezione dell’uomo, del suo rapporto con gli altri uomini, del suo rapporto con la realtà storica, sociale, addirittura materiale che condiziona, in modo determinante, uno svolgimento della vita economica e sociale in senso positivo e giusto o in senso negativo quindi co-implicante la crisi.

Da questo punto di vista, allora, il volume insinua che bisogna ripartire di qui, da un impegno di carattere religioso che consenta di valutare le questioni economiche e finanziarie, non come realtà chiuse in sé, ma come realtà che devono essere considerate a partire da una vicenda umana e religiosa più ampia.

In particolare, e questo mi pare il punto più significativo in cui viene valorizzato il Magistero di Benedetto XVI e segnatamente quello della Caritas in Veritate, occorre che da una visione religiosa e cristiana dell’uomo e della società, venga quel principio fondamentale di gratuità su cui impostare le questioni economiche, non secondo l’ottica semplicemente dell’interesse che si mutua poi normalmente in un possesso egoistico o, come diceva il Papa, in un’avidità insaziabile di denaro, ma che invece consente di impostare la soluzione dei problemi dentro un orizzonte più realistico.

Allora il merito di questo volume è di indicare quello che io ho sottolineato molte volte commentando la Caritas in Veritate: la fede, la fede cattolica che è la pienezza dell’esperienza religiosa dell’umanità, costituisce un criterio di affronto dei problemi economici e finanziari, e consente di utilizzare tutti gli strumenti, anche quelli più analitici, non secondo l’ottica di una cultura autosufficiente, autonoma, laicistica ma secondo l’orizzonte di una cultura aperta al trascendente.

In questo senso, allora, si potrebbe dire che il saggio in questione è la dimostrazione del realismo della posizione culturale cattolica che, anziché ritrarsi dalle questioni anche più tecniche e più analitiche è capace di intervenire in esse mostrandone la fecondità ermeneutica e metodologica. In questo senso auguro al volume la miglior fortuna perché certamente può dare un contributo determinante alla comprensione adeguata di questa crisi non solo italiana ma mondiale.

Pennabilli, 22 Febbraio 2013
+Luigi Negri
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio