4. L’origine della moneta scarsa

In assenza di scarsità monetaria è difficile che nella società non tenda a prevalere l’eguaglianza; quindi, la scarsità appare condizione  fondamentale di diseguaglianza.

Cerchiamo allora di capire come l’umanità si sia evoluta verso la scarsità per afferrare come sia possibile liberarsi – in meglio e non  peggiorando ancora – da tale situazione.

Partiremo dalla solita economia attorno al lago di Tiberiade150 per tentare qualche ulteriore approfondimento.

Si supponeva che attorno al lago esistessero due gruppi: panificatori e pescatori, ma mentre i primi sfornavano il loro prodotto con  regolarità, i secondi disponevano della loro merce di scambio saltuariamante. Pertanto, i pescatori, per ottenere il pane di ogni giorno, consegnavano dei pesciolini di legno (di nessun valore) ai panificatori e questi li restituivano ai pescatori in cambio di pesci veri quelle volte che la pesca stessa aveva successo.

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Nel caso, invece, di moneta scarsa, la quantità dev’essere sempre inferiore alle esigenze e si crea un potenziale di sviluppo che non può venir realizzato (pena il superamento della scarsità) e che, quindi, determina dis-occupazione delle persone e/o delle tecnologie  disponibili. Dalla scarsità discende il fenomeno degli interessi sulla moneta stessa, ovviamente.

Il credito bancario – che consente di cominciare a realizzare, oggi, quello che è un progetto futuro anche come reddito – ha  rappresentato un utile compromesso e un progresso rispetto al passato; ma siccome la sua dinamica è stata tenuta segreta, sono andati troppi vantaggi ai banchieri e troppo pochi alla società (che, pure, garantiva esistenza e guadagni ai banchieri stessi).

Anche l’emissione diretta di banconote da parte dei sovrani (Stati o Principi che fossero) garantì progressi; ma fu condizionata dagli abusi connessi ad una cattiva gestione nella prospettiva di eventi militari o frivoli insostenibili, senza pregio o con redditività negativa (cosiddetti sprechi: non della risorsa monetaria, approntata a “costo zero” o con debiti pubblici insostenibili, ma delle risorse reali coinvolte).

Con la moneta non scarsa, infine, si tende all’eguaglianza, in quanto nessuno può sottoscrivere moneta per quantità maggiori dei beni e dei servizi disponibili o fruibili; ma una società siffatta – in cui addirittura siano i singoli ad emettere la moneta che serve loro per  acquisire l’utile ed il necessario – richiede un grado di maturità e di consapevolezza sociale notevoli.

Con moneta scarsa, invece, chi riceve la moneta deve impegnarsi a fornire qualcosa in cambio, ad esempio, lavoro proprio o altrui: in quest’ultimo caso realizzando un guadagno, il proprio, mediante la garanzia, ad altri, di un salario.

Resta da capire come, nell’Unione Europea dei nostri giorni, siano compatibili emissioni (ovverossia autorizzazioni a tassi inferiori a quello  dell’inflazione) illimitate e scarsità di euro!

Illimitato significa: di più di ciò che serve/servirebbe per avere la piena soddisfazione delle  esigenze dei consumatori e la piena  occupazione ovvero reddito sufficiente per tutti. La scarsità, invece, è funzionale all’attribuzione di un “valore” alla moneta stessa ed al  perpetuarsi di una condizione di bisogno insoddisfatto e di sudditanza per i cosiddetti cittadini.

Cerchiamo, quindi, di approfondire il tema della sudditanza economica ovvero della schiavitù vera e propria ai nostri giorni.