7. L a scelta delle tecnologie e il problema del tipo di crescita

Il passaggio dell’uragano Sandy – non ostante tutte le precauzioni emergenziali promosse dal Presidente, che, così, si è assicurato, a  distanza di pochi giorni, la rielezione – ha lasciato oltre 100 morti, danni per 60-70 miliardi di dollari, black out elettrico per 5 milioni di  persone. Tuttavia, ben scrutando tra le rovine, non sfugge la differenza di trattamento delle aree più povere (e più danneggiate) rispetto  a quelle residenziali e meglio costruite: la ragione non è che anche gli uragani preferiscono ammazzare i poveracci, ma che – come è  accaduto in Italia per i terremoti – la differenza la fa l’adeguatezza o meno della tecnologia applicata.

Con moneta non scarsa, infatti, il maggiore investimento determina la minore spesa (e soprattutto la minore sofferenza) successiva; con moneta scarsa prevale la preoccupazione per il presente nel finanziamento di spese alternative fra loro – ancorchè tutte necessarie – in cui il rischio per il domani cede all’emergenza dell’oggi.

Il fatto che gli Stati Uniti rappresentino un Paese sovrano anche dal punto di vista monetario, quindi, non è sufficiente ad assicurare il meglio possibile alla popolazione (a parità di investimenti) se difetta la volontà politica a destinare più impegno verso questa o quest’altra spesa.

Se, per ottenere dollari, ci si indebita a tassi inferiori all’inflazione, non c’è molta differenza con la moneta tout court: ma perché le somme vanno verso guerre inutili e dannose o speculazioni finanziarie invece che verso doverosi e lungimiranti impegni civili?

Oggi, anche nei Paesi economicamente più avanzati, lo stato delle tecnologie (abitazioni, infrastrutture, trasporti, smaltimento dei rifiuti, produzione di energia) non corrisponde al meglio disponibile: mezzi di trasporto che inquinino di meno o per niente e che utilizzino tecniche d’avanguardia e a costi incredibilmente bassi; apparati per lo smaltimento dei rifiuti urbani senza combustione e a  conferimento diretto da parte degli utenti entro i propri quartieri o aggregati abitativi; case più confortevoli ed efficienti anche come limatizzazione; approntamento di energia mediante sistemi che producono una quantità superiore del materiale che è servito per iniziare i processi.

Tutte queste rivoluzioni, però, comportano epocali effetti destabilizzanti sugli attuali equilibri geopolitici e, quindi, sono contrastate dagli  establishment; la pretesa scarsità monetaria risulta funzionale a tali ritardi.

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Tuttavia, è opportuno interrogarsi – una volta che siano chiari i traguardi e le opportunità offerti dalle tecnologie disponibili (e non ancora applicate in scala sufficientemente vasta) – sulla qualità dello sviluppo in alternativa ad una crescita meramente quantitativa che non può corrispondere a un sufficiente grado di approssimazione del traguardo di felicità degli uomini.

Con energia a costo negativo e inquinamento zero, ad esempio, tutta la nostra vita sarebbe trasformata, ma occorrerebbe una maggiore  e non minore educazione attorno al fatto che un eccessivo divario tra la temperatura esterna e quella interna alle abitazioni è foriera di  indebolimento della salute e non di vero benessere.

Quest’ultimo e non il Pil dovrebbe risultare la bussola delle scelte di politica economica: ciò non significa sapersi accontentare di un  reddito più basso, ma, al contrario, incontrare le esigenze della popolazione in termini di beni e di servizi desiderati.

Il benessere di un popolo è definito dalle ore che ciascun cittadino trascorre o può trascorrere svolgendo le attività che più gradisce:  perché ciò si realizzi – e riguardi tutti gli uomini, sia i maschi che le femmine, gli occupati, i pensionati, gli studenti – occorre una crescita  del Pil, valea dire dei redditi, compatibile sia con maggiori risorse a disposizione, sia con meno ore dedicate al lavoro, sia con migliori  trasporti, comunicazioni e servizi.

L’opposizione ad una tale prospettiva, ovviamente, viene dalle forze della conservazione, intendendo, con esse, sia chi ha interesse al  mantenimento dell’attuale stato tecnologico ed economico (anche indebolendo il tessuto democratico), sia chi teme l’aumento e la  manifestazione del grado di consapevolezza della gente.