4. Il furto della moneta

La reticenza della Commissione UE sulla questione delle banconote nasconde in realtà una questione ben più grave. La questione grave è precisamente l’autorità per mezzo della quale la Bce si permette di stampare moneta. Tale autorità è ovviamente l’Autorità Monetaria. Tale autorità è per definizione un potere in mano allo Stato e non esiste alcuna modalità per cui lo stesso Stato possa rinunciare a tale Autorità.

Per fare un paragone, un re regnante in un paese non può istituire una repubblica, non ha l’autorità per stabilire un ordine diverso da quello che gli permette (e gli comanda) di esercitare l’autorità per il bene del popolo. Un re regna sul popolo, ma regna con l’autorità del suo popolo. Può farsi aiutare, può affidare una certa autorità a qualcuno che la eserciti a suo nome, ma si tratta sempre di una sua autorità, di cui il re stesso conserva la pienezza e la responsabilità. Pure la nostra Costituzione chiarisce ovviamente la questione all’articolo 1: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” La sovranità appartiene al popolo, non vi possono essere eccezioni. Le istituzioni dedicate, possono essere autorizzate alla gestione di una autorità che rimane di proprietà del popolo. Non possono in alcun modo trasferire questa proprietà. Solo l’art. 11 afferma che “L’Italia consente.. , in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un rdinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni;…”, ma l’art. 11, come il precedente, è tutto rivolto al rapporto dell’Italia con gli altri stati. E lo stesso brano citato parla solo di cessioni necessarie ad un ordinamento che “assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”. Non si configura mai una cessione di sovranità monetaria, o di una qualsiasi di quelle sovranità che la giurisprudenza chiama “sovranità interna”.

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Considerazioni analoghe sono state svolte da Guido Tabellini, rettore alla Bocconi di Milano: “Se si aprono questioni più grandi e incerte, i politici saranno tentati di rompere l’indipendenza della banca centrale e riprendere in mano il processo decisionale. Notate cosa è successo dopo che Bear Stearns è stata salvata. Alcuni membri del Congresso ha chiesto alla Fed di concedere un trattamento favorevole ai prestiti agli studenti, consentendo alle banche di andare alla banca centrale e scambiarli per il più sicuro T-Bills. E la Fed ha  prontamente obbedito. Il passo successivo, in cui alla banca centrale sarà chiesto di aiutare le aziende o settori vicino al cuore o tasche dei politici, non è lontano”.

Proprio per evitare di dare questa impressione di minore indipendenza, alla crisi successiva la Fed non intervenne, lasciando fallire la Lehmann, rischiando però il collasso di tutto il sistema finanziario. Col senno di poi, quello venne definito un grave errore. Da allora, nessuno ha più avuto da ridire sull’interventismo della Fed, pur di salvare la finanza a tutti i costi. Ma una soluzione per l’economia reale e per la crisi non è ancora all’orizzonte. Non esiste un piano, non esiste una strategia, poiché non esiste nemmeno una dottrina di riferimento. Quelle di riferimento sono inadeguate e fallimentari, sono state già sperimentate. In questo quadro economico, i tecnici non possono far altro che mostrare tutta la loro inadeguatezza, tutta la loro incapacità di visione strategica. Possono operare tagli, al limite. Ma la crescita? Come si cresce, in un mondo di debiti? Come si cresce, se tutta la moneta è moneta-debito?