5. Il Governo dei tecnici

Il 12 novembre del 2011, l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si dimise, aprendo così la strada alla nomina del professore Mario Monti, già da molti indicato precedentemente come nuovo candidato alla presidenza del Consiglio, soprattutto dopo la nomina a Senatore a vita ricevuta dal Presidente della Repubblica Napolitano il 9 novembre, pochi giorni prima della dimissioni di Berlusconi.

Da allora, Monti si è dato un gran daffare per seguire le ricette proposte dagli organismi europei per tenere sotto controllo i conti dell’Italia. Lo stesso Monti, tuttavia, non ha rinnegato quello che il precedente governo aveva fatto, ma fin dall’inizio ha messo l’accento sulla credibilità dell’azione di governo, sulla credibilità dell’Italia.

Credibilità, fiducia: di queste parole iniziamo ad avere il serbatoio pieno. La domanda vera è perché si continuino ad utilizzare termini che appartengono più all’ambito religioso, piuttosto che all’ambito economico. Un ambito per il quale, né politici, né professori, né tanto meno tecnici risultano essere i soggetto esperti più indicati. Affronteremo meglio questo aspetto in un prossimo capitolo, dedicato alla definizione di moneta.

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Tanto per mettere a posto tutti i tasselli della questione, occorre ricordare che l’Italia partecipa al fondo salvastati denominato MES, per il quale ha contribuito subito con dieci miliardi (su una quota di quindici che dovrà versare) per il stanziamento iniziale di ottanta miliardi. Ora la Germania e gli altri paesi del nord Europa si oppongono all’utilizzo del fondo per soccorrere la Spagna, perché in questo momento giudicano la situazione in Spagna troppo complicata da un punto di vista sociale (continuano gli scioperi e gli scontri con le forze dell’ordine, come in Grecia peraltro). Nel frattempo si è deciso di impiegare questi soldi in strumenti finanziari sicuri, titoli di stato tedeschi, finlandesi e olandesi. La giustificazione di questo comportamento è stata quella di considerare solo paesi il cui rating sia la tripla A. Comunque sia, così soldi di paesi in difficoltà vengono utilizzati per finanziare paesi che non ne hanno bisogno.

Quanto emerso è un fatto gravissimo. E stupisce che la vicenda sia stata completamente ignorata dai media ufficiali, giornali e carta stampata. Inoltre, le istituzioni europee sembrano aver perso ogni ideale di solidarietà e di aiuto reciproco. In tali condizioni, a che pro stare in questa Europa? Non mi auguro di certo il dissolvimento delle istituzioni europee, ma certo occorre ripartire da presupposti completamente differenti, rimettendo al centro la solidarietà e la sussidiarietà.

Vale la pena qui richiamare l’articolo cinque del Trattato sull’Unione Europea, che stabilisce che i rapporti tra le istituzioni europee e gli stati devono essere informati al principio di sussidiarietà:

“La delimitazione delle competenze dell’Unione si fonda sul principio di attribuzione. L’esercizio delle competenze dell’Unione si fonda sui principi di sussidiarietà e proporzionalità. … Qualsiasi competenza non attribuita all’Unione nei trattati appartiene agli Stati membri. In virtù del principio di sussidiarietà, nei settori che non sono di sua competenza esclusiva l’Unione interviene soltanto se e in quanto gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri, né a livello centrale né a livello regionale e locale, ma possono, a motivo della portata o degli effetti dell’azione in questione, essere conseguiti meglio a livello di Unione…”.

Visto il comportamento intimidatorio degli ispettori della UE, pare evidente che tali principi siano rimasti lettera morta. E se così hanno fatto con l’Italia, cosa avranno fatto e stanno facendo con Grecia e Spagna?