11. Siamo in guerra

Due sono le domande con le quali iniziamo questo capitolo. La prima: come è potuto accadere tutto questo, come siamo arrivati a questo punto? La seconda: abbiamo visto le distorsioni provocate da un utilizzo disinvolto, ideologicamente determinato e potentemente interessato del potere di stampare moneta, o stamparla per i propri interessi e non per il bene comune; allora qual’è o quale potrebbe essere una modalità di utilizzare correttamente il potere di stampare moneta? Le risposte a queste due domande prenderanno più di un capitolo.

Iniziamo dalla prima: come siamo potuti arrivare a questo punto? La risposta è quasi semplice: perché storicamente abbiamo già passato queste tristi condizioni ed oggi non abbiamo fatto nulla per evitare gli stessi problemi.

Il paragone da fare per capire l’attuale crisi è quello con la crisi della Grande Depressione del 1929. Tutti i paragoni sono corretti entro certi limiti. Allora affermo subito che la crisi odierna, la crisi che dovremmo chiamare 2007 (inizio del blocco del mercato interbancario, che nel giro di un mese ha portato al fallimento della banca inglese Nothern Rock), o ancor meglio, la crisi del 2001 (perché in fondo dalla bolla del 2000 le banche centrali non hanno fatto altro che nascondere la polvere sotto il tappeto e mettere gli scheletri dentro gli armadi, spostando in avanti la soluzione del problema, ma al costo di ingigantirlo) assomiglia alla Grande Depressione del ‘29 perché un eccesso di moneta è finito nei mercati finanziari. Quando nei mercati finanziari sono iniziati a sorgere i primi problemi, allora è sparita la fiducia tra le istituzioni bancarie e le stesse banche non erano più in grado di sostenersi l’una con l’altra. Nel ‘29, e negli anni successivi a più riprese, le banche sono fallite e la gente comune pativa letteralmente la fame (sembra che all’appello della demografia manchino 7 milioni di persone, secondo lo studioso russo Borisov; morti per fame?), mentre oggi il sistema è stato artificiosamente tenuto in piedi da una furiosa stampa di moneta da parte delle banche centrali, che hanno così ovviato al problema che le banche non si fidano più a prestarsi denaro fra di loro (e comunque non hanno ovviato al problema della fame: secondo un rapporto UNICEF58 in Grecia vi sono oltre 400 mila bambini che siano in condizioni di denutrizione; e in Europa si registra una crescita record del 7,8% di furti nei supermercati).

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Siamo in guerra, questa è la dura realtà di cui occorre prendere coscienza. Lo afferma implicitamente il presidente di Confindustria, “… non siamo in guerra, ma i danni economici fin qui provocati dalla crisi sono equivalenti a quelli di un conflitto…”, lo ho ripreso Monti (“l’Italia ha iniziato un durissimo percorso di guerra”), lo ha riaffermato un articolo recentissimo del Sole24ore (“In termini di prodotto interno lordo è andata peggio della prima guerra mondiale. E la caduta dei consumi (-3,6% pro capite) è la più rovinosa dal secondo dopoguerra. Se i numeri dell’oggi si specchiano nelle tremende stagioni belliche del passato c’è poco da discutere”).

Ma lo aveva già compreso chiaramente Nino Galloni, che nel suo ultimo volume intitolato “Chi ha tradito l’economia italiana?” racconta un episodio personale: “Alla partenza del mio primo viaggio in la Repubblica Democratica del Congo (dove mio fratello sacerdote è  missionario e fondatore della comunità Amore e Libertà) ero convinto che il genocidio fosse conseguenza delle politiche economiche sbagliate… …Ma, al ritorno, mi ero già convinto del contrario: il genocidio era l’obiettivo e le politiche economiche sbagliate lo strumento per ottenerlo”.

Di guerra parla esplicitamente anche lo speculatore Warren Buffet, uno degli uomini più ricchi del mondo: “…It’s class warfare, my class is winning…” (“..è una guerra di classe, e la mia classe sta vincendo…”, intervista alla CNN, 19 giugno 2005).

Qui potremmo fare l’elenco delle ipotesi complottiste, più o meno verosimili, ma a che servirebbe? A che serve ragionare su ipotesi quasi mai verificabili, quando abbiamo sotto gli occhi la realtà di una crisi durissima che fa soffrire interi popoli?

Siamo in guerra, occorre rendersene conto. Siamo in guerra, e l’arma di distruzione di massa che viene usata è la moneta. Occorre imparare ad usare quest’arma per difenderci. Occorre capire come è fatta. Occorre capire cosa è la moneta.