12. Definizione di Moneta

Ora siamo al cuore della questione. Il cuore della questione è infatti la questione monetaria. Se i poteri forti, i poteri finanziari, quelli che vengono ascoltati e hanno influenza presso il sistema delle banche centrali, hanno potuto impunemente esercitare il loro potere fino ad oggi, senza che politici e media avessero la possibilità o la capacità o la forza di sollevare la questione monetaria, è proprio per un vuoto culturale relativamente alla definizione di moneta.

Se tali poteri hanno avuto la mano libera per esercitare il loro potere, è perché non è mai stata chiara, soprattutto al grande pubblico, la definizione di moneta. Pare incredibile, ma a tanti progressi e a tanto sviluppo tecnologico raggiunto in questi anni, in campo monetario non ha corrisposto nulla, soprattutto su una materia così delicata come la definizione della moneta. Chi oggi volesse affrontare il problema della definizione della moneta, non si troverebbe davanti ad una definizione discutibile, contraddittoria o sbagliata. Semplicemente non troverebbe una definizione. O non ne troverebbe una adeguata.

L’unico tentativo di definizione partorita in tempi moderni suona pressappoco così: la moneta è quello strumento che assolve le tre funzioni monetarie di base, cioè unità di conto (unità di misura), mezzo di scambio e riserva di valore. Ma questa non è una definizione accettabile, perché non si può definire un oggetto descrivendo le sue funzioni. Nessuno descriverebbe un’automobile dicendo: mezzo semovente per cui, se giri la chiave, ingrani la marcia e premi l’acceleratore, allora cammina. Un qualsiasi oggetto viene descritto definendone la classe di appartenenza. Per esempio, un bicchiere è un recipiente. Poi si può specificare: in genere fatto di vetro, si usa a tavola, si usa per bere. Ma qual’è la classe di appartenenza della moneta?

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Tra i tanti, tre sono gli esempi che ora riporto. Il primo è quello del professor Bagnai, autore del blog goofynomics.blogspot.it, un sito di grande successo, e successivamente autore del’interessantissimo libro “Il tramonto dell’euro”. Dopo le numerose e fondatissime critiche, qual’è la soluzione proposta? Il ritorno alla lira, o comunque ad una moneta nazionale. Ma su quali basi? Sulla base che l’Euro è sbagliato per la nostra economia. Motivazione fragilissima, poiché non tiene conto di nessuna definizione di moneta, né della situazione tipica italiana, che ha un nord molto sviluppato, capace di competere a livello internazionale, ed un sud ancora molto arretrato. E sulla questione fiducia inerente alla moneta? Zero assoluto, la questione non esiste. Il quadro che ne esce è inevitabilmente quello di una moneta come mero strumento tecnico. Nessun valore in gioco.

Stessa situazione riguardano una dottrina economica che, in questi tempi di crisi, sta prendendo sempre maggiore notorietà: la Modern Money Theory (MMT), nata dalle idee di Warren Mosler e diffusa in Italia dal grande impegno del giornalista Paolo Barnard. Analoghe critiche al sistema Euro, analoga soluzione: ritorno alla moneta nazionale (ma non si devono tacere grosse differenze ideologiche dalle idee di Bagnai). E sulla questione della fiducia? Niente di niente, zero assoluto. Anche qui, di fatto la moneta viene considerata come strumento tecnico, priva di qualsiasi valore associato. In entrambi i casi un nichilismo di fatto, anche se non esplicitamente affermato.

L’ultimo caso che voglio citare è quello degli iniziatori e sostenitori del progetto SCEC, un progetto di Moneta Complementare (lo SCEC) nato a Napoli nel 2007 e poi diffuso e replicato in diverse parti d’Italia. Tra queste persone e in questi gruppi, spesso eterogenei, è diffusissima l’idea che “la moneta non ha valore” e “l’attuale sistema è sbagliato perché dà valore alla moneta e ci rendono schiavi di un valore che non esiste”. Secondo la loro bizzarra idea, la moneta è un puro strumento di conto, uno strumento numerario. Ho provato ad obiettare loro che per tenere i conti non serve la moneta, ma bastano i numeri, e la scienza relativa si chiama algebra. Ma niente, sono rimasti della loro idea: la moneta non ha valore. Un caso di nichilismo dichiarato.

La questione della fiducia è dunque centrale non solo perché si innesta alle fondamenta di ogni sistema monetario, ma anche perché oggi è un aspetto totalmente sconosciuto oppure obliterato dalla dottrina economica ufficiale. Una questione che va affrontata, poiché da essa
dipende sia la definizione della moneta, e quindi dei rapporti economici e sociali di un popolo, sia una questione religiosa che occorre pure analizzare. L’argomento centrale del prossimo capitolo.