13. Moneta e Fiducia

In mancanza di una definizione di una moneta, è una impresa ardua trovare un interlocutore, cioè un economista od un pensatore che abbia trattato questa materia. Nel desolante panorama degli autori della scienza economica moderna, o si risale a figure che storicamente hanno avuto una visione sociale dell’economia, cioè a Keynes e agli albori di certi principi, oppure oggi ci si trova a dialogare con monetaristi da un lato e con neoliberisti dall’altro. Ma sulla fiducia e sui legami con la moneta, non abbiamo nulla. Ovviamente vi sono le eccezioni.

Tra le poche eccezioni abbiamo Massimo Amato, la cui introduzione al suo volume “Le radici di una fede” (in cui opera una rivisitazione della storia della moneta alla luce del rapporto tra moneta e fiducia) merita diverse citazioni.

“Così come la moneta esige di poter riposare su una struttura di fiducia preesistente, la relazione debito-credito preesiste alla sua configurazione propriamente monetaria, e anzi, eccede strutturalmente la dimensione puramente economica della gestione dei pagamenti e delle loro dilazioni. Non è solo l’economico, e cioè la possibilità di una strutturazione dello scambio, a fondarsi sulla relazione debito credito, ma il politico stesso, ossia la possibilità di una vita comunitaria basato sulla condivisione di una legge. Nessuna economia, nemmeno la più primitiva, può fare a meno del credito, quanto meno nella forma elementare di una fiducia che esista nella sua strutturazione delle relazioni di scambio e di diritto al suo interno. E nessuna economia, nemmeno la più avanzata, può cancellare dimensione del bisogno e del credito”.

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La relazione tra debitore e creditore esige che la promessa di pagamento sia sottoposta a forme di garanzia condivise. Solo a queste condizioni la moneta può apparire come un mezzo di pagamento adeguato. Prima di pagare il dovuto, il debitore deve mantenere una promessa, pena la perdita di credito, ossia di ogni possibilità di indebitarsi ancora. E le forme di garanzia qui citate sono una struttura religiosa. E devono esserlo, affinché all’uomo appaia che il tradimento di questa promessa sia paragonato alla forma più alta di tradimento.

L’aspetto religioso è un fattore ineliminabile della questione monetaria poiché la moneta non si attiva solo per risolvere pacificamente un rapporto intrinsecamente rischioso come quello tra creditore e debitore, ma anche per remunerare adeguatamente, per dare adeguato valore al lavoro umano. Ma il riconoscimento del valore del lavoro umano implica il riconoscimento della dignità umana, implica il riconoscimento del valore della vita umana. E tale tema è strettamente religioso. Con la moneta, con il pagamento dello stipendio, non possiamo esaurire il valore della vita umana, ma possiamo rendere possibile il mantenimento di quella vita.

Fiducia, promessa, credito, debito,credibilità, verità, valori, vita: sono tutti termini religiosi. Rendersi conto di questo aspetto della questione monetaria ci colloca nella corretta posizione morale per un utilizzo efficace della moneta in funzione del bene comune. La negazione di questo aspetto ha permesso una totale cecità sugli sviluppi di questa crisi, iniziata, come abbiamo visto, con una mancanza di fiducia tra le banche nell’agosto del 2007. A tutt’oggi le banche non si prestano denaro tra loro, il mercato interbancario è paralizzato. Le iniezioni di liquidità delle banche centrali ha sopperito alla scomparsa di tale mercato, ma la fiducia non è tornata e la crisi continua. E non si vedono soluzioni all’orizzonte. Anche se vi sono diversi esempi, che probabilmente non piacciono ai poteri che oggi mirano a conservare o aumentare il loro potere. Vediamone qualcuno.