14. Moneta di Stato

Nel 1933 Hitler prende il potere in Germania e la storia prende una direzione ben precisa. Il successo politico di Hitler è stato  indubbiamente favorito dalle durissime condizioni sociali vissute dal popolo tedesco negli anni precedenti e dalla inettitudine della classe politica dell’epoca, incapace di trovare una soluzione che non chiedesse di pagare il conto di un costo insostenibile (i danni di guerra della Prima Guerra Mondiale) alla popolazione.

Quella inettitudine aveva anche provocato l’iperinflazione della Repubblica di Weimar (un francobollo per cartolina arrivò a costare 5 miliardi di marchi) e da quella situazione disastrosa tentò più volte di uscire stampando banconote da grossi tagli (si arrivò a banconote da 100 miliardi di marchi) e cambiando moneta. Ma la fiducia non si ripristina certo con la stampa di moneta. Occorreva ben altro.

Hitler si trovò di fronte ad una situazione drammatica: circa il 20 % della popolazione attiva era disoccupata, di cui circa 7 milioni di giovani al di sotto dei 40 anni d’età; le entrate fiscali dello stato erano, conseguentemente, in caduta libera; la “Grande Depressione” del 1929 aveva non solo interrotto il flusso dei prestiti americani alla Germania, ma imponeva la restituzione in tempi brevi dei soldi prestati.

Eppure, dopo soli due anni l’economia era in ripresa così come i consumi interni; e dopo 5 anni, nel 1938, la disoccupazione era  pressocché cancellata e la Germania, da paese più povero d’Europa divenne la prima potenza industriale del continente. Come fu possibile questo miracolo economico?

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Ma c’è un altro punto dell’articolo di Cook che ci interessa molto. “Nei miei vent’anni al Tesoro ho studiato la storia monetaria Usa. E per la maggior parte della nostra storia siamo stati un laboratorio di sistemi monetari diversi. Durante e dopo la Guerra Civile (1861-5) abbiamo avuto, per alimentare la nostra economia, cinque diverse fonti di liquidità”. Ecco le cinque fonti di liquidità.

Primo: i «greenback», ossia i dollari di Stato, che il governo Lincoln creò dal nulla per pagare stipendi e forniture. Questi dollari di Stato differiscono dai dollari emessi dalla Federal Reserve perché non sono gravati da interesse. Sono stati demonizzati (e Lincoln ucciso) con la pretestuosa motivazione che creavano inflazione. Cook lo nega: non creavano inflazione, anzi fu una divisa di estremo successo (purché, s’intende, emessa con oculatezza).

Secondo: le monete d’oro e d’argento e le banconote emesse dal Tesoro coperte dai metalli.

Terzo: le banconote messe in circolazione dalle banche nazionali, ad interesse.

Quarto: i guadagni non spesi, ossia i risparmi degli individui e i profitti reinvestiti dalle imprese: «Questa era la fonte primaria di capitali per l’industria». E la sola forma sana, perché il denaro risparmiato per essere investito non è inflazionario, essendo contemporaneamente sottratto ai consumi.

Quinto: il mercato azionario e obbligazionario.

Solo dopo il 1913, quando il Congresso varò il fatale «Federal Reserve Act», le banche diventarono la prima e praticamente unica fonte di pseudo-capitale. Attraverso il debito di guerra inflazionarono il circolante, distruggendo così il valore dei greenbacks e dei conii.

La cosa che ci interessa rilevare è che nella storia umana vi sono sempre stati diversi sistemi monetari simultaneamente operativi sullo stesso territorio, di fatto concorrenti tra loro, in modo che l’economia reale potesse utilizzare l’uno o l’altro sistema a seconda delle proprie esigenze. L’istituzione di sistemi monetari unici è una invenzione ed una costrizione dei tempi moderni.

Questa considerazione ci introduce al prossimo capitolo.