15. Strumenti Monetari Complementari

Cerchiamo ora di approfondire un aspetto cruciale. Se la strada indicata è quella di una moneta di Stato, una moneta per cui lo Stato, quindi tutto il popolo, non si indebita per il denaro creato dal nulla, quale può essere il fondamento di una simile impostazione? Perché la cosa va detta fino in fondo: se creiamo moneta dal nulla e supponiamo che abbia valore, allora stiamo creando valore dal nulla. La qual cosa sembra in contraddizione col buon senso. Anzi, questa è una delle motivazioni forti di chi ha sempre osteggiato l’idea della moneta di Stato.

Perché moneta gratis? Come giustificarla dal punto di vista delle idee? In questo possiamo rifarci alle affermazioni di Benedetto XVI quando afferma che: “ …lo sviluppo economico, sociale e politico ha bisogno, se vuole essere autenticamente umano, di fare spazio al principio di gratuità come espressione di fraternità.” (Caritas in Veritate, n.34).

La necessità del principio di gratuità è resa evidente dal funzionamento del gioco del Monopoli. All’inizio del gioco, uno dei giocatori assume il ruolo di “banchiere” e si occupa di distribuire a tutti, in parti uguali, una certa quantità di denaro. Gratuitamente.

La distribuzione iniziale gratuita del denaro è una condizione necessaria, poiché altrimenti il gioco non potrebbe nemmeno iniziare. E non potrebbe essere una distribuzione “a debito” poiché risulta chiaro che il debito sarebbe impagabile: distribuendo X denaro alla totalità dei giocatori, non potrebbe riavere X più interessi, poiché nessun giocatore ha il potere di creare denaro, e gli interessi non sono mai stati creati e immessi nel gioco.

Ora, è fin troppo facile osservare che nell’economia reale questa distrigravati buzione iniziale gratuita di moneta non è mai avvenuta. Tutta la moneta circolante è a debito, nasce con un debito. Chiunque chieda moneta, stato, imprese o famiglie, si ritrova con un debito contratto col sistema bancario.

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Nel suo studio Martignoni arriva a stabilire un rating per i circuiti monetari a seconda delle loro caratteristiche, con punteggi che vanno da
1 a 5 a seconda delle risposte ai quattro principi fondamentali.

Questo e altri studi rendono conto di una materia tanto vasta e ancora tanto da studiare e approfondire nelle sue dinamiche economiche e sociali. Occorre infatti non dimenticare che la moneta è comunque un bene sociale, è uno strumento che determina il comportamento delle persone nelle relazioni tra di loro. E non si tratta unicamente di relazioni economiche, poiché la stessa moneta viene utilizzata anche per le donazioni per opere di beneficenza. Anzi, proprio in queste trova il suo compimento l’azione umana sulla terra, quindi compreso pure l’agire economico. Per cosa si fatica per tutta la vita? Non è forse per costruire qualcosa che vada al di là della nostra esistenza in vita? Non è forse per mantenerci dignitosamente, accumulando pian piano una discreta sovrabbondanza, di cui alla fine fare dono a qualcuno come segno tangibile della nostra tensione morale? Che i beneficiari siano i figli o una associazione di beneficenza, poco importa per la sostanza di questo discorso.

Da queste considerazioni occorre ripartire per gettare le fondamenta di un futuro sistema monetario. La moneta può non essere scarsa (anzi, non ha alcun senso che sia scarsa), possiamo stamparne quanta ne vogliamo (è quello che fanno oggi le banche centrali, ma solo a favore delle banche fallite, cioè quasi tutte). La vera questione è: cosa vogliamo farne? Quale lavori fare? Come costruire un mondo sostenibile per tutti?

E qui ci ritroviamo facilmente in quanto la Chiesa diceva oltre ottant’anni fa. Solo con una premessa: il termine “socialismo” qui utilizzato dalla Chiesa di quel tempo, nel 1931, indica ovviamente una realtà molto differente da quello che noi intendiamo oggi. Ecco il brano: “Così, per evitare l’estremo dell’individualismo da una parte, come del socialismo dall’altra, si dovrà soprattutto avere riguardo del pari alla doppia natura, individuale e sociale propria, tanto del capitale o della proprietà, quanto del lavoro. Le relazioni quindi fra l’uno e l’altro devono essere regolate secondo le leggi di una esattissima giustizia commutativa, appoggiata alla carità cristiana. È necessario che la libera concorrenza, confinata in ragionevoli e giusti limiti, e più ancora che la potenza economica siano di fatto soggetti all’autorità pubblica, in ciò che concerne l’ufficio di questa.”

Tre sono i capisaldi che dobbiamo ritenere da queste analisi. Il primo è il principio di gratuità a fondamento dell’economia. Il secondo è la considerazione della doppia natura, individuale e sociale, del capitale e del lavoro. E il terzo è il fatto che “il lavoro, per il suo carattere oggettivo e personale, è superiore ad ogni altro fattore di produzione: questo principio vale, in particolare, rispetto al capitale”90. Piantati questi tre pilastri, possiamo ora costruire meglio le fondamenta di un sistema monetario che sia di supporto all’economia e in funzione del bene comune.