16. «L’Euro è irreversibile», noi di più

“L’Euro è irreversibile”, ci fece sapere Mario Draghi, tramite una intervista rilasciata al giornale francese Le Monde. “L’Euro è irreversibile ci confermo subito dopo il Presidente del Consiglio Mario Monti. È sorprendente vedere come, al tramonto di una ideologia, gli ultimi adepti, gli strenui difensori di tale ideologia si lanciano in proclami che, per le modalità con cui sono proposti, entrano di diritto nella sfera religiosa. Non si parla più per asserzioni, ma per dogmi. L’Euro è irreversibile? E chi l’ha detto? Da dove viene questo dogma?

“L’Euro è irreversibile”, ci ha detto Draghi. “Magari!” dico io. Magari? Sono forse impazzito? No, non preoccupatevi, niente impazzimento, la mia vuole essere una provocazione, utile però a capire qualche aspetto della realtà che abbiamo sotto gli occhi. Infatti, quando ho letto di questa affermazione di Draghi sui giornali e sul web (ormai assunto al rango di fonte informativa, più affidabile di tanti quotidiani), non ho potuto fare a meno di pensare subito all’aspetto dogmatico-religioso sottinteso. E a quanto, ovviamente, questo aspetto non sia stato rilevato dai media. E ho pensato, visto che la storia è maestra, pure ad un illustre predecessore di Draghi. Ho pensato ad un celebre personaggio dei Vangeli, il sommo sacerdote Caifa: “Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote in quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla; e non considerate che conviene per noi che un sol uomo muoia per il popolo e non perisca tutta la nazione». Or egli non disse questo da se stesso; ma, essendo sommo sacerdote in quell’anno, profetizzò che Gesú doveva morire per la nazione…”.

Caifa novello economista? No, per niente: al contrario, è stato Draghi a improvvisarsi novello profeta. Piuttosto, non essendo Draghi sommo sacerdote, possono esservi dubbi sulle sue capacità profetiche. Ma che Draghi non sia sommo sacerdote, seppure in senso metaforico, ne siamo proprio sicuri? Secondo l’originale interpretazione di Mario Pirani, già citata, per “la religione della moneta.., al servizio di una divinità altamente simbolica… i governatori sono i sacerdoti addetti al suo culto…”. Draghi, sommo sacerdote della religione della moneta europea, pure novello e inconsapevole profeta? Chissà, vedremo. Io intanto vi devo spiegare il mio “magari!”. Ma mettiamo le cose in ordine.

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L’esigenza di monete nazionali corrisponde non solo all’esigenza di ogni stato di non rinunciare completamente ad una propria politica monetaria, ma pure corrisponde alla necessità di sostenere con una moneta adeguata il mercato interno e tutte quelle aziende che hanno una dimensione nazionale. Potrebbe sembrare una complicazione, ma di questo problema in Gran Bretagna non sembrano essersene accorti molto: hanno conservato la loro moneta (la sterlina) e pure sono presenti nella Bce. Lo stesso discorso vale per Danimarca e Svezia.

Occorre inoltre osservare che non è paragonabile l’economia della regione Sicilia con quella della regione Lombardia (tanto per fare un esempio); e in questa considerazione trovano tutta la loro ragione d’essere i sistemi di Moneta Complementare come sistemi che sostengono l’economia locale e l’occupazione, laddove i sistemi monetari ufficiali non si mostrano adeguati allo scopo.

Quindi, per il bene dell’economia reale, è bene che vi siano sullo stesso territorio diversi sistemi monetari concorrenti tra di loro, in modo che l’economia reale sia libera di utilizzare il sistema monetario che ritiene più consono alle proprie esigenze. Proprio per questo, è bene che rimanga l’Euro come moneta (certo, gestita ben diversamente di come ha finora fatto la Bce, con un politica monetaria che non esito a definire criminale). Occorre poi il ripristino delle monete nazionali, soggette alle politiche monetarie dei rispettivi governi; infine è bene che sul territorio sorgano sistemi di moneta complementare, che possono essere diffuse in un abito territoriale corrispondenti alle regioni o alle provincie.

Lunga vita all’Euro! Ma per una migliore lunga vita di tutti noi europei.