17. Un punto di svolta

Il seguente brano è precisamente la conclusione del libro “Dopo la virtù”, di Alasdair MacIntyre, del 1980. Qui l’autore paragona il nostro tempo al tempo della caduta dell’impero romano, poiché la situazione sociale e morale gli sembra simile.

“Un punto di svolta decisivo in quella storia più antica si ebbe quando uomini e donne di buona volontà si distolsero dal compito di puntellare l’imperium romano e smisero di identificare la continuazione della civiltà e della comunità morale con la conservazione di tale imperium. Il compito che invece si prefissero (spesso senza rendersi conto di ciò che stavano facendo) fu la costruzione di nuove forme di comunità entro cui la vita morale potesse essere sostenuta, in modo che sia la civiltà sia la morale avessero la possibilità di sopravvivere all’epoca incipiente di barbarie e di oscurità. Se la mia interpretazione della nostra situazione morale è esatta, dovremmo concludere che da qualche tempo anche noi abbiamo raggiunto questo punto di svolta. Ciò che conta, in questa fase, è la costruzione di forme locali di comunità al cui interno la civiltà e la vita morale e intellettuale possano essere conservate attraverso i nuovi secoli oscuri che già incombono su di noi. E se la tradizione delle virtù è stata in grado di sopravvivere agli orrori dell’ultima età oscura, non siamo del tutto privi di fondamenti per la speranza. Questa volta, però, i barbari non aspettano al di là delle frontiere: ci hanno governato per parecchio tempo. Ed è la nostra  consapevolezza di questo fatto a costituire parte delle nostre difficoltà. Stiamo aspettando: non Godot, ma un altro San Benedetto, senza dubbio molto diverso”.

Nel 2006 esce in Italia la seconda edizione, contenente una prefazione dello stesso autore dedicata a tale edizione, in cui analizza e risponde alle riflessioni nate da altri studiosi sui temi da lui sollevati. La prefazione si conclude con il seguente brano.

“Quando scrissi quella frase conclusiva nel 1980, era mia intenzione suggerire che anche la nostra epoca è un tempo di attesa di nuove e inattese possibilità di rinnovamento. Allo stesso tempo, è un periodo di resistenza prudente e coraggiosa, giusta e temperante nella misura del possibile, nei confronti dell’ordine sociale, economico e politico dominante nella modernità avanzata. Questa era la situazione di ventisei anni fa, e tale ancora oggi rimane.”

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La “concatenazione del passato al presente” in termini religiosi si chiama Tradizione. La Tradizione religiosa è precisamente la capacità di incidenza del passato nel presente, l’incidenza nel tempo presente di un fatto la cui origine è nel passato. Secondo le parole di Revel, questo è quello che oggi è andato in crisi. Proprio su questa fragilità dei tempi moderni ha puntato l’analisi svolta da MacIntyre, su questa incapacità di “tradere”, di trasmettere le virtù. Il liberismo lascia spazio a tutto, pure alle virtù, ma è strutturalmente incapace di trasmetterle, poiché impone una definizione di libertà come termine assoluto, indipendente da qualsiasi precedente, da qualsiasi legame, da qualsiasi storia. Tagliando il legame con le proprie radici, il liberismo si è reso incapace di trasmettere le virtù attraverso un legame che il liberismo stesso ha reciso. Noi oggi viviamo tutti in un ambiente sociale e culturale permeato da idee e pregiudizi liberisti, che continuamente vengono riversati nelle nostre orecchie dal pensiero oggi dominante (politicamente e finanziariamente). Per non cadere negli stessi errori, dobbiamo essere coscienti di questa fragilità dei tempi moderni, delle nostre generazioni, e farne un punto di forza, tramutare la nostra debolezza in un punto di forza.

La memoria è lo strumento attraverso il quale si rendono presenti le ragioni che hanno mosso l’inizio, quindi è lo strumento di conservazione della civiltà e della morale (della nostra morale, visto che i poteri forti non ne hanno più). Il tempo che passa non passa invano, ma sedimenta nella coscienza il bene od il male che giorno per giorno viene seminato. Solo la memoria ci rende coscienti del tempo passato e del suo valore. Senza memoria, si destabilizzano le ragioni. Senza memoria, non si costruisce storia. Senza memoria non si costruisce cultura. Senza memoria non si costruisce.

Qualcuno a questo punto si chiederà: ma di cosa stiamo parlando? Cosa c’entra la memoria con l’economia? Cosa c’entra la memoria con la moneta? Lo ripeto, ricollegando rapidamente i concetti espressi: la memoria c’entra col tempo; nel tempo si affermano i valori, e la memoria ce li indica, ce li rende presenti; la moneta è uno degli strumenti utili a misurare anche questi valori. Tramite la moneta, i valori possono esercitare la loro supremazia sulle cose create.

Pure la Chiesa riconosce il valore di questo passaggio decisivo: “Vivere la memoria, questa è la moralità della santità cristiana”96. Questo è il motivo per cui le comunità locali sono un tassello irrinunciabile nella costituzione di qualsiasi popolo. Le comunità locali devono essere quegli ambienti umani adibiti alla custodia della memoria.

Questa è la sfida terribile ed affascinante che attende ciascuno di noi, la costruzione di comunità locali come luoghi umani capaci di essere luoghi di custodia della memoria della nostra storia.